Nell'orribile sogno di questa notte nera, una fila infinita di mille ciccioni si snoda sulla spiaggia buia come un lombrico rosa di gelatina traballante. Una luna malvagia occhieggia malsana dietro le rade nubi notturne.
Ed ecco che, nel sogno maledetto, i mille ciccioni ubbidiscono all'arcano comando di quella luciferina Luna Nera e tenendosi per mano formano una fila indiana ondeggiante che si dirige verso l'oceano scuro e calmissimo. Un leggero tremito quasi esoterico increspa la luce lunare che si riflette sull'acqua.
La fila infinita marcia automatica verso le acque maligne in attesa da millenni: i mille ciccioni, cantando sottovoce canzonacce blasfeme, si inabissano lentamente marciando come automi.
Sorge l'alba gelida e solo un'eco di canti lontani muore in distanza mentre le acque si chiudono sull'orrendo sudario marino.
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venerdì 4 febbraio 2011
martedì 17 novembre 2009
Sicut umbra dies nostri supra terram
Ero sul tram. Intorno a me giovani donne bellissime con i seni rifatti.
Ed ecco che, come in un incubo ossianico, m'appare negra la repentina fosca visione d'un cimitero notturno e di mille tombe sparse; e dentro quelle bianche tombe rilucenti alla Luna, cenere grigia e pochi resti mortali di quelle donne che furono belle. E fra quei miseri resti offesi dal tempo e mortificati dalla nera putredine della terra che li ricopre, ecco scintillare immortali, come speranza di resurrezione eterna, due protesi di silicone bianche baluginanti nella notte selenica: ciò che rimane dell'insulto della morte e del tempo che fugge.
Ahi, poveri noi e povera Umanità mortale! Sicut umbra dies nostri supra terram.
Ed ecco che, come in un incubo ossianico, m'appare negra la repentina fosca visione d'un cimitero notturno e di mille tombe sparse; e dentro quelle bianche tombe rilucenti alla Luna, cenere grigia e pochi resti mortali di quelle donne che furono belle. E fra quei miseri resti offesi dal tempo e mortificati dalla nera putredine della terra che li ricopre, ecco scintillare immortali, come speranza di resurrezione eterna, due protesi di silicone bianche baluginanti nella notte selenica: ciò che rimane dell'insulto della morte e del tempo che fugge.
Ahi, poveri noi e povera Umanità mortale! Sicut umbra dies nostri supra terram.
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